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Non ci sono contrasti tra parchi naturali e diritti di uso civico
Pubblicata in data 22/01/2005
Autore: Achille Porcheddu
pubblicato su LA NUOVA del 22 gennaio 2005
Non ci sono contrasti tra parchi naturali e diritti di uso civico
STEFANO DELIPERI - presidente del Gruppo d'intervento giuridico

Nel recente accalorato dibattito sul parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei puntualmente come
un orologio svizzero è stato per l'ennesima volta detto da più parti che il quadro delle disposizioni dell'area protetta
andrebbe ad intaccare l'esercizio dei diritti di uso civico nei relativi demani.

Gli usi civici sono, in Sardegna, diritti spettanti ad una collettività e, per essa, ai suoi singoli componenti
su aree appartenenti ai demani civici (sono pressoché assenti i diritti di uso civico su aree private).

Gli elementi comuni a tutti i diritti di uso civico sono i seguenti:
>>> esercizio di un determinato diritto di godimento su un bene fondiario;
>>> titolarità del diritto di godimento per una collettività stanziata su un certo territorio;
>>> fruizione dello specifico diritto per soddisfare bisogni primari ed essenziali dei singoli componenti della collettività.

In relazione alle varie "utilità" che i singoli demani civici hanno potuto dare si sono, quindi, creati in Sardegna,
fin da epoca risalente almeno al medioevo, usi civici di legnatico, di fungatico, di bacchiatico, di erbatico, di pesca, ecc.
La relativa normativa è stata raccolta ed organizzata con la legge n. 1766 del 1927 e con il relativo regolamento
di esecuzione (regio decreto n. 332 del 1928).

La Regione autonoma della Sardegna, pur avendo competenza primaria in materia in base allo statuto speciale,
ha legiferato soltanto di recente (con la legge regionale n. 12 del 1994 e le successive modifiche ed integrazioni),
prevedendo strumenti di tutela e valorizzazione dei demani civici (regolamenti di gestione, piani di valorizzazione e recupero)
da adottarsi da parte delle amministrazioni comunali interessate.

Nell'isola possiamo contare su circa 500mila ettari di terreni ad uso civico, fra demani accertati e da accertare.
Un bel pezzo di Sardegna, con tante aree di elevato valore ambientale. E' opportuno affermarlo con estrema chiarezza:
i diritti di uso civico dentro le aree protette sono assolutamente salvi, secondo le consuetudini locali
(art. 11, comma 5º, della legge n. 394/1991) e possono essere esercitati secondo le norme vigenti in materia
e con gli strumenti di gestione e pianificazione previsti, anche se ancora troppo spesso non adottati.

In Sardegna, poi, non è mai esistito alcun diritto di uso civico di caccia, il quale sarebbe liquidato dal Commissario
per gli usi civici su istanza dell'ente di gestione dell'area protetta. Non c'è, quindi, alcun contrasto fra parchi naturali
ed esercizio dei diritti di uso civico: c'è, invece, la forte necessità di difendere e gestire correttamente i demani civici.

Curiosamente le proteste si levano ben alte quando i terreni ad uso civico vengono interessati da istituzioni di aree protette,
mentre c'è un assordante silenzio nei fin troppo frequenti casi nei quali terreni ad uso civico sono stati svenduti
illegittimamente a privati per fini speculativi (coste del Sàrrabus, dell'Iglesiente, del Sinis),
sono stati occupati abusivamente ovvero vi sono stati realizzati abusi edilizi da parte di privati.

Curiosamente in questi casi sono soltanto le denunce ecologiste a portarli allo scoperto.
Curiosamente in questi casi troppo spesso le amministrazioni comunali interessate si distinguono per l'inerzia.
Informazione, trasparenza, chiarezza degli obiettivi, democrazia e rispetto delle regole sarebbero necessarie
per tutelare i demani civici così come per istituire e far funzionare i parchi naturali in Sardegna.
Di demagogia, ignoranza ed ipocrisia possiamo pure farne a meno.
STEFANO DELIPERI - presidente del Gruppo d'intervento giuridico
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